Io c’ero. E ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi: c’erano persone che cantavano, ballavano, ridevano.

Oddio che orrore!

Il Ministro della Famiglia e della Disabilità Fontana, dopo la sua affermazione «Le famiglie arcobaleno non esistono», sarà andato in iperventilazione nel vedere 250mila persone sfilare dietro la parata di sabato 30 giugno in una Milano che si tingeva di ogni colore. Avrà compreso che le famiglie arcobaleno esistono eccome.

Ma cominciamo a fare chiarezza sull’affermazione del Ministro. L’affermazione nasce dal fatto che, volenti o dolenti, in Italia non esiste ancora una legge che riconosca come tale un figlio nato da una coppia omosessuale. Non che approvi l’affermazione, ma, contestualmente alla legge, Fontana ha ragione.

Ma le rivoluzioni e le manifestazioni sono sempre servite a ribaltare una situazione che remava contro alla popolazione. E il Pride di sabato 30 giugno è servito proprio a questo: mostrare a Fontana, e non solo, come le persone arcobaleno esistano nonostante le leggi. Non bisogna essere scritti per forza nella legge per esistere. Esistiamo perché siamo al mondo. E il diritto alla vita e all’amore è un diritto inalienabile, a prescindere da tutto ciò che poi gli gira intorno. Non si può rinnegare il fatto che io esista. Ci sono. Cogito, Ergo Sum.

Ad appoggiare l’amore, corre in soccorso Netflix e a Milano è subito aria di Rivoluzione. Per la prima volta, con lo slogan Rainbow is the new Black (Parodia dalla serie tv Netflix Orange is the new Black), la fermata della metropolitana di Porta Venezia si tinge di arcobaleno e amore, con le sue coppie omosessuali più famose, accompagnate dalla scritta “Non esistono”. Ecco alcuni esempi:

Ma qui forse Netflix è inciampata in un tombino rimasto aperto. Si, certo, Alex e Piper, Nomi e Amanita, Hernando e Lito non esistono perché sono personaggi di finzione, ma le 250mila persone presenti al pride di sabato ESISTONO ECCOME.

Forse è mancato un po’ di coraggio per affermare che, nonostante la finzione, Alex e Piper esistono?

In ogni caso, persone di ogni estrazione sociale, età, sesso e luogo sono scesi in piazza nella parata che da Piazza Duca d’Aosta (Milano Centrale) è giunta fino a Porta Venezia, per dire “Io esisto”. Ma non c’è stata nessuna carnevalata (con qualche piccola eccezione che conferma la regola), nessuna deviazione mentale, nessuna violenza, ma solo persone felici che ballavano, cantavano e si rispettavano a vicenda. Tutto in nome dell’amore.

Io c’ero. E posso dirvi che è stato bello, nonostante il caldo disumano. È stato bello cantare e ballare con gli amici per le vie della città. Amici omosessuali ed eterosessuali, nonne che lanciavano caramelle dai balconi e salutavano felici, esponenti di partiti politici che non avevano paura di mostrare la loro apertura mentale, mamme e papà con i loro bimbi piccoli. Una grandissima festa che ha portato tantissimi colori in città.

E anche Benji e Fede. Metto le mani avanti. Non esco matta per Benji e Fede (alcune canzoni sono carine, molto orecchiabili per l’estate), ma quello che ho più apprezzato è stato il loro discorso. Non l’ho sentito dal vivo, ma ho visto diversi video su YouTube e Instagram. Vi lascio il video del discorso di Benji:

Be Proud.

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