Il liceo può essere un posto orribile. Sì, chi l’ha detto che al liceo si fanno le esperienze più belle della nostra vita, quelle che ti porterai sempre nel cuore? Bullshit, come direbbero gli americani.

O sei lo sfigato di turno o sei il super figo. Non c’è una via di mezzo. Puoi cercare di essere invisibile, ma prima o poi il mantello dell’invisibilità cade e il mondo ti vedrà per quello che sei. Puoi cercare di fare la stronza, ma la tua sensibilità così acuta verrà comunque fuori e allora soffrirai. Soffri perché il liceo non è fatto per le persone sensibili. Spesso, tira fuori il peggio di noi, annega la nostra bellezza in un mare di merda.

Compiti, interrogazioni, verifiche, e nessuno che si occupa di curare la tua anima.

Per fortuna, in questa «merda piatta, merda costante, merda continua e ugualmente spalmata su tutte le ventiquattrore della giornata», a Paolo e Cristina non andrà poi così male.

Paolo, ex promessa della pallanuoto, ha un incidente. Ha rischiato tanto il ragazzo, ma se l’è cavata solo con una negligenza spaziale unilaterale. Per i comuni mortali, ha perso il senso dell’orientamento. Si ricorda le strade, le ha già viste, ma non sa come percorrerle. Anche quelle più brevi, quelle che fa ogni santissimo giorno. Eccolo, Paolo, uno sfigato di prima categoria. Un corpo inutile e mezzo vuoto, che lo tiene imprigionato in sé stesso. Una marionetta mossa dai fili di un altro. Soluzione al problema? Rendersi invisibile al mondo.

«Non permetterò al mondo di prendersi gioco di me. Guardarmi come un pazzo, uno stupido. Sarebbe passato nel mondo come un fantasma. Senza volto. Senza corpo. Senza sostanza. E soprattutto senza far rumore»

Cristina, ragazza normale con un buon rendimento scolastico, un ottimo rapporto con la madre e tante amicizie. Anche lei, a seguito di attenzioni ravvicinate del terzo tipo di un uomo che non avrebbe dovuto neanche guardarla, si sente sporca, sbagliata, tradita. Si sente destabilizzata, perde la fiducia negli altri e la sua soluzione? Come per proteggersi dal resto del mondo, diventa una brutta copia di sé stessa, scontrosa, arrabbiata, taciturna, sola.

Il famoso muro che costruiamo alto, sempre più alto, per proteggerci dallo schifo del mondo esterno che al liceo sembra inghiottirti un pochino alla volta.

Diciamoci la verità, è così che la pensavamo tutti (più o meno, le eccezioni ci sono sempre) quando andavamo al liceo. Tutti pensavamo che peggio di così non sarebbe mai potuto andare.

Forse peggio no, ma meglio sicuramente sì.

Forse tra tutti i cosiddetti sfigati della scuola corre un grandissimo e lunghissimo filo rosso. Senza rendersi conto, Paolo e Cristina si appendono a questo filo con forza, non vogliono cadere in pasto ai coccodrilli. Percorrono il filo centimetro dopo centimetro, con fatica, con la paura di cedere, con la stanchezza nelle braccia. Vogliono disperatamente vedere la luce in fondo al tunnel. E camminando, lui fissandosi costantemente le scarpe per non incrociare sguardi altrui e perdere il conteggio dei passi che lo porteranno fino a casa, lei con lo sguardo costantemente distratto, finiranno per scontrarsi.

E basterà uno sguardo, un minuscolo sguardo perché il destino cominci a creare la sua magia più bella.

Nato dall’unione delle sensibilità di Miriam Candurro e Massimo Cacciapuoti, Vorrei che fosse già domani racconta una storia che ha dell’incredibile. Una storia che racconta con verità il malessere, le paure, i mille dubbi che attraversiamo nell’età adolescenziale ma anche per tutto il resto della vita. E lo fa con una sensibilità acuta.

In uno sguardo Paolo e Cristina si vedono l’uno riflesso negli occhi dell’altra. Comprendono la loro inadeguatezza davanti al resto del mondo, si sentono deboli, fragili, diversi, INSIEME. E, forse proprio questa loro diversità, li renderà meravigliosamente belli e unici.

Nasce quindi il desiderio di tornare a vivere, di uscire da quella sorta di fumo nero in cui entrambi si erano nascosti. Aiutandosi a vicenda, Paolo riuscirà nuovamente a camminare e a muoversi nel mondo, guardandolo in faccia, affrontandolo di petto e non solo dalla prospettiva della punta delle sue scarpe.

«Non ce l’aveva fatta. La tentazione di incrociare il suo sguardo per capire che effetto le facevano i suoi occhi puntati addossi, aveva avuto la meglio. La tentazione di scrollarsi di dosso il mantello dell’invisibilità. La tentazione di sentirsi normali, almeno per un attimo»

Cristina, dal suo canto, comincia a comprendere la cattiveria gratuita che spesso ha usato nei confronti della madre, e si pone delle domande, vuole cambiare. Si sente forse di nuovo bella e, senza quel senso di inadeguatezza, sente di potersi fidare di Paolo.

«Se esistesse davvero la possibilità di un domani diverso. Se io potessi davvero essere migliore di quella che sono. Se potessi cambiare tutto, se potessi davvero cambiare me stessa e il modo in cui mi vedono gli altri. Se potessi farlo davvero, allora sì…Vorrei che fosse oggi in un attimo già domani»

Un legame che supera ogni limite e ogni ostacolo. Un legame immenso capace si sconfiggere le paure e le diversità. Si scopriranno innamorati, Paolo e Cristina, innamorati di un amore che, senza neanche sapere come e quando, li ha riportati sani e salvi alla vita. Un amore che ha strappato i fili in cui era imbrigliato il corpo di Paolo e ha ridato a Cristina la fiducia negli altri. Un’ancora di salvezza, l’uno per l’altra. Perché esserci è il dono più bello che possiamo fare alla persona che sentiamo di amare.

«Non avere paura, qualsiasi cosa sia, ci sono io accanto a te e non ti lascerò per nessuna ragione al mondo»

Ma noi poveri comuni mortali, nati da donna e non dalla penna di due anime sensibili, dove lo troveremo un amore così? Ma, anche in questo caso, Miriam e Massimo ci hanno dato un aiutino…

«È la vita a scegliere la persona giusta per te. Devi solo fidarti»

Miriam e Massimo, Cristina e Paolo…Io mi fido allora….e…Vorrei che fosse già domani.

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