Questo articolo è scritto in collaborazione con Bianca Oro (thewhitegoldgirl.altervista.org). fashion&beauty addicted ma anche e soprattutto una donna capace di influenzare. Questo articolo vuole essere un ricordo di Coco Chanel, che ha ispirato, non solo il lancio di TheWhiteGoldGirl, ma anche la nuova percezione della donna, di Bianca e di me.

Cominciamo subito.

Ci sono due categorie di uomini: quelli che si arrendono alle cose così come sono e quelli che vogliono sconvolgere la loro vita. Lavorano, tanto. Gioiscono dei loro successi e diventano più forti con le loro sconfitte. Si intestardiscono. E vincono.

Tra loro c’è Coco Chanel.

Tutti la conosciamo come una grande stilista, creatrice di abiti, innovatrice dello stile. Un perfetto equilibrio tra sportivo ed elegante, tra bianco e nero, tra lusso ed essenzialità. E quella fragranza, quel profumo che mescola sensualità e freschezza. Chanel N.5.

«La felicità non è altro che il profumo del nostro animo». Il sapore della felicità, il sapore della favola…nasce però da un lutto, da una profonda angoscia. L’invenzione, la genialità, la favola nascono da un vuoto che Coco trovò attorno a sé. Un vuoto che si crea attorno alla scomparsa di Boy Capel, presenza fissa nella sua vita: marito pur non avendola mai sposata, amico, padre che non aveva mai avuto, figlio. E poi la sua scomparsa. La sua morte.

Ma c’è un aspetto della vita di Coco che appare ancora di più avvolto nel mistero. L’arte.

Coco Chanel è spesso definita una “mecenate di artisti”. Ma perché?

Più che una stilista, io definirei Coco un’artista. Crea. Crea immaginari, sogni..lo fa attraverso le stoffe, i disegni, i profumi. Non ambiva ad una carriera nella moda. Lavorava di giorno come sarta e di notte si esibiva come cantante in un locale di cabaret. Era conosciuta nell’ambiente grazie al motivetto “Qui a vu Coco”, che narrava le avventure di un cagnolino smarrito. Fu rifiutata da numerosi teatri, ma la sua voglia di indipendenza e la sua determinazione la portarono di fronte a Ètienne Balsan, che la presentò al mondo come Madame Coco. Grazie ad Ètienne entra a far parte dell’aristocrazia francese, ma lei, molto all’avanguardia, rifiutava i pomposi abiti alla moda. E allora la geniale Coco cosa fece? Ne inventò una propria, di moda, cucendosi abiti su misura. Erano abiti essenziali, semplici, non sfarzosi ma eleganti. Lo scalpore irrompe nei salotti. Si comincia a ridefinire il concetto stesso di femminilità.

Coco vestiva le donne come esse si sentivano, non come l’uomo o la società le volevano vestite. Chanel spogliava le sue modelle, le liberava dalle convenzioni sociali, le ridefiniva entro nuove linee. Nasceva così la donna moderna.

Ma Coco non era solo una stilista. Abbiamo detto che era un’artista. Amava l’arte e l’arte amava lei. Rimanendo nel campo della moda, Coco lavorò anche per il cinema, vestendo grandi attrici del passato, come Romy Schneider, attrice conosciuta per aver interpretato il ruolo della Principessa Sissi. Un legame con lei molto forte, un’amicizia che nasconde lutti e traumi sotto i vestiti e i sorrisi indossati. Una delle prime dive ad indossare un cappello Chanel, durante un’apparizione pubblica, fu Gabrielle Dorziat, attrice francese. Indossa il cappello di paglia di Coco Chanel nel film “Bel Ami” di Guy de Maupassant, del 1911. Coco era all’esordio come costumista.

A cavallo tra le due Guerre, il successo di Coco è ormai conclamato, tanto che il mondo hollywoodiano la reclama a gran voce. È proprio in questo periodo che al cinema Coco veste Greta Garbo, Marlene Dietrich e Gloria Swanson (Tonight or Never).

E ancora, nel 1955, grazie a Marilyn Monroe, icona della moda e del cinema degli anni Cinquanta, il nome Chanel entra nell’immaginario erotico moderno. Volete sapere il perché? Ok, allora…pensate a Marilyn Monroe. Sdraiata e avvolta nelle lenzuola bianche di un letto, ripresa dall’alto. I suoi riccioli d’oro. Sta per andare a dormire.

Durante un’intervista rilasciata al Magazine “Life”, alla domanda: «Cosa indossi a letto?», Marilyn rispose: «Solo due gocce di Chanel N.5». Coco Chanel, in merito alla creazione del profumo divenuto una favola da indossare, disse: «Una donna dovrebbe indossare il proprio profumo ovunque le piacerebbe essere baciata». Centrerà forse qualcosa con l’affermazione di Marilyn?

Nel Novembre 1958, il Magazine “Elle” scrisse che: «Tutto il mondo del cinema desidera indossare Chanel». I produttori di numerose case cinematografiche, tra le quali New Wave, chiedono a Chanel di vestire le loro protagoniste: sono le femme fatales degli anni Sessanta. Ma non finisce qui.

Coco non lavora solo per il cinema. Diventa anche mecenate d’arte. Durante la sua vita, infatti, amò e finanzio l’arte di numerosi artisti. Il più celebre fu il suo amore per Igor Stravinskij, compositore russo. Nel 1913, Coco, ancora insieme al suo grande amore Boy, assiste, al Théàtre des Champs-Élysées, alla prima de “La Sagra della Primavera” (Le Sacre du Printemps), balletto russo di Sergej Djagilev, su musica di Igor StravinskijV e coreografia di Vaclav Nižinskij. I ritmi ossessivi e gli insoliti strumenti, allo scopo di creare tensione, e stridenti effetti timbrici, erano forse troppo anticonformisti per il pubblico dell’epoca. Ma Coco ne resta affascinata e decide di finanziare il progetto. Potrete vedere questo episodio, insieme al siparietto semicomico con Marilyn Monroe, nel film “Coco Chane & Igor Stravinsky” del 2009.

Con Coco Chanel la donna cambia modo di vestirsi e di percepire se stessa.

Ora è bella, libera, indipendente.

I capi che propone rivoluzionano il vecchio stile. Per lei l’eleganza è sinonimo di movimento libero, non di costrizioni e abiti scomodi. Adesso la donna lavora e ha un ruolo attivo nella società. Deve vestire comoda, deve vestire la sua personalità.

Coco introduce il classico tubino, la giacca, il tailleur, il pantalone.

E’ lei che disegna il tubino, soprannominato la Petite Noir; con Audrey Hepburn diventerà il capo essenziale per ogni donna, il capo più importante della Maison di Chanel.

Studia la giacca per armonizzarla alle forme femminili e anche questo sarà un capo intramontabile di ogni guardaroba femminile.

E’ anche la creatrice del tailleur, una giacca cardigan senza collo, abbinata ad una gonna lunga molto semplice. Il tessuto che utilizza per le gonne è il jersey, non un tessuto ma una stoffa realizzata a maglia, con superficie rasata o a nido d’ape.

Coco ha sfidato anche i tabù dell’epoca, con l’introduzione del pantalone.

Haute couture, pret-à-porter, accessori, orologeria, alta gioielleria, cosmetici, profumi: ecco il patrimonio che ci ha lasciato.

“Chanel ha lasciato uno stile, qualcosa di identificabile all’istante, intramontabile, ma al tempo stesso alla moda. Il suo stile è quello di un’altra epoca, ma che è sopravvissuto e ha saputo adattarsi alla modernità dei decenni successivi. L’eleganza di Chanel è un atteggiamento, uno spirito, una forma di rinuncia ad una femminilità piena di fronzoli” – Karl Lagerferd

 

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