«Ma cosa vai a vedere a Bruxelles?». «Non c’è niente da vedere, è brutta, il tempo è sempre brutto».

Avrei delle cose da ridire a tutti i personaggi che mi hanno detto questo.

Al primo impatto, non ho avuto una bella impressione di questa città. Devo ammetterlo.

Italiani, non vi lamentate della vostra sporcizia e dei segnali stradali che spariscono tutto ad un tratto perché Bruxelles vi batte alla grande! Credo di non aver mai visto una città più sporca! Sarà che ci sono andata nel weekend e magari non passano a pulire, però le persone, in questo contesto, sono maleducate. Mangiano e lasciano la pattumiera in giro, in strada o al parco. Cartelli stradali che ci sono e poi non ci sono più e tu non capisci più dove stai andando.

Per fortuna c’è l’amato Maps. Anche se sembri un deficiente di prima categoria, lo accendi e per magia trovi tutte le strade del mondo…in italiano!!!

Ma una volta fatta l’abitudine…è stata una bella scoperta. Tanti angoli di paradiso verdi, i parchi, vissuti dalle persone. Mi è piaciuto davvero un sacco vedere come le persone vivono il parco. La comunione con la natura. Sanno tirare fuori il loro istinto faunesco. E la compagnia del Fauno non poteva non apprezzare questo lato della città.

I profumi inebrianti della cioccolata entrano nelle narici, arrivano fino al cervello e, come uno zombie, vai alla ricerca di «Cioccolataaaaa». Le Galerie de la Reina e la Galerie du Roi offrono un’ampia scelta su dove fermarsi per gli acquisti che ci porteranno dritti dal dentista una volta rientrati a casa. Ma devo dire che non rimarrete delusi dalla quantità e la vastità di leccornie che vi si pareranno davanti. Oltre alla cioccolata, ovviamente, si può ammirare la bellezza delle gallerie, costruite in stile italianeggiante.

Ma la cioccolata belga non la troverete soltanto qui. Ogni strada del centro offre cioccolata e waffle in gran quantità. Camminando per le vie del centro ecco che arriviamo al pezzo forte.

La Grand Place è davvero un paradiso per gli occhi. Il lusso ci colpisce le cornee, con l’oro della Maison du Roi (Casa del Re), un tempo luogo in legno dove si vendeva il pane, e oggi in stile tardo gotico fiammeggiante e l’Hotel de Ville, con la sua torre in stile gotico, sulla cui sommità è rappresentato San Michele Arcangelo che sconfigge il diavolo.

Sempre in piazza troviamo gli immancabili Starbucks e Hard Rock Cafè. E cosa fai? Non entri?

Entri entri…anche perché ad accoglierti c’è una bella foto di Slash. E una volta entrati…spendi!

Ma proseguiamo il nostro viaggio tra le vie del centro.

La folla si accalca attorno ad un bambino un po’ dispettoso, che fa la pipì sui passanti. Lui è il Manneken Pis. Uno dei monumenti più importanti della città e ricercati dai turisti. Noi non lo trovavamo. Aveva il “pistolino” talmente piccolo che non lo si vedeva!
Stupidaggini a parte…Si raccontano tante leggende sul bambino, ma quella più famosa narra che spense la miccia di una bomba facendogli la pipì sopra, salvando quindi l’intera città. Il bambino possiede un guardaroba di più di 800 piccoli abiti, conservati presso il museo della Maison du Roi.

Da vedere poi sicuramente la Notre Dame du Sablon, capolavoro dello stile gotico brabantino.

Risalendo per la scalinata in fiore, arriviamo ad una piazza, in cui siamo colpite dal Museo dedicato all’opera di Renèe Magritte. Strutturato su 3 piani e 4 sale, il museo mi ha colpito moltissimo per l’organizzazione del percorso attraverso l’arte del maestro del surrealismo onirico e per le luci soffuse.

La memoria. L’opera che mi ha colpito maggiormente per il suo significato intrinseco. L’immortalità dell’arte è la protagonista di questo quadro. La testa di una statua con un accenno di sorriso. Come una natura morta. Ma ciò che in realtà è morto è il personaggio da cui è sgorgato il sangue che macchia la parte sinistra del viso della scultura. Silenziosa, a farsi beffa della morte con un sorriso, resta lì immobile, con la consapevolezza che essa, forse, durerà per sempre. Il passaggio della vita tocca l’immortalità.

Dopo Magritte, l’arte a Bruxelles ha un solo nome: fumetto. La nona arte. La troviamo dipinta su numerosi muri del centro. Fumetti e cartoon abitano le case, fanno da coinquilini a quegli abitanti. Una sorta di cartellone da visita per il Museo del Fumetto, ospitato in un edificio in stile Art Nouveau, disegnato da Victor Horta.

Mi è piaciuto molto nonostante non seguisse un vero e proprio percorso. C’erano i miei amati Puffi e TinTin, anche se pensavo avesse molto più spazio all’interno dell’esposizione. La vera scoperta però è stata quella di un fumetto a me sconosciuto (non che ne conosca molti in realtà), dal titolo Boerke (in italiano Dickie!!! il nome tutto un dire), l’antieroe per eccellenza. Black Humour anche nel cinema, perché il nostro non-eroe si cimenta nella riproduzione di film cult. Sparatene uno a caso! Lui l’ha fatto. Psycho, Grease, Lord of the Rings. C’erano.

Boerke vince su tutto.

Da amanti del cinema, la Compagnia del Fauno non poteva non fermarsi in una brevissima tappa al museo Cinematek. Piccolo, poco da vedere, ma al contempo interessante. Vetrine che ripercorrono la storia del cinema con le principali invenzioni che hanno portato al cinematografo Lumiere. Le vetrine sono dotate di un meccanismo capace di azionare i dispositivi esposti e comprenderne quindi il funzionamento. Le ruote disegnate girano e, come per magia, ecco un giocoliere che fa girare le sue clavette. Un primo esempio di cinema.

Si cammina molto a Bruxelles. Passi, senza neanche accorgertene, dalla zona ricca e lussuosa ad un ghetto vero e proprio. Sembra quasi di essere protagonista di un film americano, come quelli a tema danza, in cui cammini per queste vie poverissime e trovi negozi di barbieri o parrucchieri uno dietro l’altro. I ragazzi parlano, ascoltano musica e si fanno le treccine. Forse è questa la zona più bella.

Buia, nascosta, ma comunque piena di colori e di vita. La vita vera si nasconde dentro queste strade, in questi negozi, tra queste persone con delle facce particolari, un po’ strane forse. Ma…felici!

«Il mondo è così totalmente e meravigliosamente privo di senso che riuscire ad essere felici…non è fortuna, è arte allo stato puro» – Renèe Magritte.

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