I’ve learned to be ashamed of all my scars
Run away, they say
No one’ll love you as you are

But I won’t let them break me down to dust
I know that there’s a place for us
For we are glorious

When the sharpest words wanna cut me down
I’m gonna send a flood, gonna drown them out

I am brave, I am bruised
I am who I’m meant to be, this is me

“This is me”, interpretata da Keala Settle (La donna barbuta), è il centro focale di questo universo colorato e magico, che è il circo.

È la magia di un inno alla vita e alla diversità, sognato ad occhi aperti da Phineas Taylor Barnum (Hugh Jackman): per amore si accettano le sfide più grandi, si accettano i sacrifici, ma l’arte del rendere felici gli altri ci fa spuntare sempre un magico sorriso, perché:

L’arte più bella è quella di rendere felici gli altri

e il sorriso è sempre un piccolo miracolo se spuntato tra le labbra dei cosiddetti freak, esclusi e tenuti nascosti dalla società in quanto “diversi” e considerati mostri.

I sorrisi si accompagnano alla musica, che diviene qui occasione di coraggio per gridare i propri diritti e il proprio orgoglio.

I difetti si trasformano in un simbolo di unicità, orgoglio e purezza d’animo, che fanno dei freak del circo Barnum una grande famiglia, in cui ogni membro è importante ed essenziale per la riuscita dell’insieme. Il circo è fiducia nell’altro, è gruppo, è casa. La casa, si sa, è formata da tanti mattoni ed ogni singolo mattone è fondamentale per la sua realizzazione finale. Se anche un singolo mattone venisse a mancare, la casa crollerebbe. È una questione di fiducia, rappresentata al meglio dal numero di ballo aereo sulla corda con protagonisti Zac Efron (Philip Carlyle) e Zendaya.

The greatest showman è un inno alla cinematografia classica e contemporanea, sia per i suoi temi sia per i contenuti. Si parla di differenze sociali, di relazioni tra individui di diversa etnica, si parla di realizzazione dei propri sogni, di esclusione sociale, di bullismo e violenza, tutti temi estremamente attuali. Inoltre, parlando di circo, il riferimento più naturale è al grande cineasta italiano Federico Fellini, la cui visione della vita era intrisa d’amore per il il mondo circense e per i clown in particolare. Il punto di contatto tra Fellini ed il personaggio di Barnum è senz’altro il credere nella potenza di un sogno. Il sogno è immaginazione, è voler creare una nuova realtà. Se sei convinto nella potenza del tuo sogno, allora potrai facilmente convincerne gli altri: è così che nacque, nel 1842, l’American museum.

Per Barnum, nato in condizioni di povertà estrema, il successo, infatti, significava sopravvivenza, una sorta di rivalsa. Una rivalsa da un mondo che non ti vuole, che non ti considera, che ti tiene nascosto, prigioniero del tuo corpo e della tua mente. Barnum è un po’ un freak, un emarginato perché povero, uno strambo perché sognatore.

Barnum e i freak rappresentano anche i problemi degli adolescenti di oggi. Quando sei “fuori dal coro”, diverso dalla massa, gli altri ti isolano, ti criticano, ti riempiono di vergogna, ti trattano come un mostro. Ebbene questo film si appella a tutti coloro che si sentono così e porta un messaggio importantissimo: sii ciò che sei e vanne fiero, perché non c’è niente di meglio al mondo.

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